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Storia romana 1BR

 Le istituzioni e la società romane durante la Repubblica

Durante il periodo repubblicano, a Roma, a capo del Governo erano due consoli, con le stesse funzioni del re, assistiti dal Senato, composto dai capi delle famiglie più in vista. In caso di gravi pericoli per la Repubblica veniva nominato un dittatore, che aveva il potere assoluto, ma che rimaneva in carica solo sei mesi.

Cerano poi i comizi centuriati, che eleggevano i consoli, i pretori e i censori; i comizi tributi, che eleggevano i magistrati minori, quali i questori e gli edili. Vi era, infine, l’assemblea della plebe, composta di soli plebei, che eleggeva i tribuni della plebe (vedi schema pag. 64).

Occorre precisare che nei comizi centuriati i ricchi potevano far pesare molta di più il proprio voto poiché ogni centuria (100 soldati) aveva diritto a 1 voto ma le classi elevate avevano più centurie dei poveri. Pertanto, di fatto, i più poveri non avevano potere politico.

Dal punto di vista sociale, esistevano due ordini: i patrizi (dal latino patres padri, cioè coloro che avevano antenati illustri), ricche e potenti famiglie dei proprietari terrieri, e i plebei: gli artigiani, i mercanti, i contadini e tutte le persone economicamente deboli, escluse dalle magistrature.

Unaltra categoria di persone erano i clienti, persone libere che in cambio di protezione si mettevano al servizio di un patrono, di solito un ricco patrizio; infine, gli schiavi: prigionieri di guerra o uomini che non riuscivano a pagare i propri debiti.

Conflitto fra patrizi e plebei

Nella Roma repubblicana le lotte fra i patrizi e i plebei Furono sempre più frequenti e divennero talmente aspre da indurre i patrizi a Fare alcune concessioni

I plebei ottennero il riconoscimento dei tribuni della plebe, considerati inviolabili (chi avesse recato loro danno avrebbe anche potuto essere condannato morte), i quali avevano il diritto di veto: potevano vietare decisioni del Senato contrarie agli interessi della plebe.

Nel 450 a.C. i plebei attennero che le leggi venissero scritte. in modo da non poter più essere interpretate dai patrizi secondo i propri interessi: elaborate da dieci magistrati (i decemviri), vennero incise su dodici tavole ed esposte nella piazza principale (foro).

A partire dal IV secolo a.C., inoltre, i plebei ottennero la possibilità di accedere a tutte le più alte cariche politiche e religiose della Repubblica. Infine (nel 287 a.C.) ottennero anche che le decisioni delle loro assemblee avessero valore di legge per tutti i cittadini romani. La nuova importanza -politica riconosciuta ai plebei portò a una diversa distribuzione del potere: le ca riche politiche più importanti vennero assunte da una nuova classe, la nobilitas costituita da una ristretta oligarchia di ricche famiglie sia patrizie sia plebee.

                                           

Roma all'inizio del III secolo a.C.

Nel III secolo a.C. Roma completa la conquista dell'Italia centrale. Il conflitto con le città greche dell'Italia meridionale termina nel 272 a.C. con la vittoria di Roma e il controllo romano su tutta l'Italia meridionale.

 

 Le guerre puniche

Roma e Cartagine hanno sottoscritto nel tempo vari trattati che riconoscono l'egemonia di Roma sull'Italia peninsulare e di Cartagine sul mare, sulla Sicilia e sulla Sardegna.

I Mamertini, impadronitisi di Messina, chiedono aiuto a Roma contro Cartagine. Nonostante un acceso dibattito in senato, alla fine Roma, su pressione dei ceti popolari, approva l'intervento e nel 264 a.C. ha inizio la guerra.

Lo scontro decisivo si ha con la battaglia delle isole Egadi del 241 a.C. dove la flotta romana vince quella cartaginese.

Sicilia e Sardegna diventano le prime due province di Roma, sono sottoposte a un governatore romano, che è un ex console (proconsole) o un ex pretore (propretore), e pagano un tributo.

 

Le conquiste territoriali romane

Tra il V e il I secolo a.C., Roma si trasforma da piccolo centro abitato da contadini e pastori nella capitale di uno dei più vasti imperi dell'antichità.

 

La prima espansione di Roma

Nel V secolo i romani sconfissero le popolazioni latine, ma non trasformarono gli sconfitti in sudditi, bensì li coinvolsero nella gestione dello Stato.

I romani non umiliavano gli sconfitti ma concedevano loro diritti se accettavano il predominio di Roma.

Più lunga e più aspra è la seconda guerra punica, condotta da Annibale. Annibale, comandante cartaginese, è stato educato fin da bambino a nutrire odio contro Roma. Il suo piano è di portare la guerra contro Roma in Italia, facendo sì che gli Italici rinuncino alla loro fedeltà a Roma e che la città sia facilmente sconfitta.

La campagna militare incomincia dalla Spagna:

 

I Romani reagiscono cercando di evitare gli scontri in campo aperto in Italia, come suggeriva il console Quinto Fabio Massimo, detto "Cunctator", cioè "il temporeggiatore". Tentano anche di conservare gli alleati e di riprendere le città conquistate dai Cartaginesi: ad esempio Taranto viene riconquistata da Quinto Fabio Massimo e Siracusa, nel 212, da Marco Claudio Marcello, e dello scontro rimane accidentalmente vittima Archimede. I Romani decidono anche di minare le basi puniche in Spagna, il che, di fatto, isola Annibale in Italia.

Conseguenze.

La Pianura padana, geograficamente non compresa nell'Italia così come è concepita dai Romani, è abitata dai Celti (che i Romani chiamano Galli). Il console Marco Claudio Marcello riporta su di loro una grande vittoria a Clastidium (oggi Casteggio, presso Pavia) nel 222 e conquista Mediolanum (oggi Milano). Gli sconfitti stringono un trattato di pace con Roma. L'Illiria (Jugoslavia-Albania) è sottomessa tramite le guerre illiriche (229-19): i Romani per la prima volta si interessano della zona dell'Adriatico.

Una prima vittoria romana in Italia è quella al fiume Metauro (207), nelle Marche.

Ma la miglior tattica è quella di portare la guerra in Africa: nel 202, a Zama, presso Cartagine, Publio Cornelio Scipione vince e poi, in seguito alla sua impresa, riceve il soprannome di "Africano".

Viene firmato il trattato di pace, con cui Cartagine si impegna a:

  1. pagare le indennità di guerra;
  2. cedere la Spagna, che poi è suddivisa in due province, Citeriore (est) e Ulteriore (ovest);
  3. sottoporre per il futuro le proprie decisioni di politica estera a Roma.

 Tra il 215 e il 205 Roma è impegnata anche nelle guerre macedoniche che portano alla conquista della Macedonia, che inizialmente viene divisa in quattro repubbliche indipendenti, e successivamente, nel 146 a.C., ridotta a provincia.

Tra il 149 e il 146 a.C. Roma è impegnata nella terza guerra punica.

Cartagine è assediata e distrutta da Publio Cornelio Scipione Emiliano (figlio di Lucio Emilio Paolo, il vincitore di Pidna, adottato dalla famiglia degli Scipioni). Il territorio di Cartagine costituisce la nuova provincia di Africa.

Nel 146 a.C. la Lega achea (che riunisce alcune città del Peloponneso) entra in guerra con Sparta, che chiede l'aiuto di Roma: alla fine della guerra, Corinto è conquistata e distrutta. La parte della Grecia che è stata a fianco degli Achei viene annessa alla provincia di Macedonia e assoggettata a un tributo. Altre città e federazioni greche ricevono invece lo statuto di civitates liberae et immunes, cioè città libere e non sottoposte a tributo.

Nelle due province Spagna Citeriore e Ulteriore la popolazione indigena dei Celtiberi impegna le legioni in una serie di scaramucce e di imboscate. Nei 133 a.C. Publio Scipione Emiliano li sconfigge e occupa la città di Numanzia.

Nello stesso anno Attalo III, re di Pergamo, privo di eredi, lascia in eredità il suo regno a Roma. Con tale regno, viene costituito il primo nucleo della provincia d'Asia, formalmente istituita nel 129.

Alla fine del II secolo a.C. il dominio di Roma sul Mediterraneo era pressoché incontrastato.

 

POLITICA NELLA ROMA REPUBBLICANA

ASSEMBLEE

PREROGATIVE

FUNZIONI PRINCIPALI

Senatus

In origine ne facevano parte gli anziani di più di 60 anni che erano stati pretori, censori e consoli, poi aperto anche agli altri magistrati.

All'inizio era formato da 100, poi da 300 e, al tempo di Cesare, da 600 persone. I senatori, originalmente erano distinti in patres (patrizi) e conscripti (plebei), poi furono associati nella formula patres conscripti. Vestono con il laticlavio (toga orlata di ampia fascia di porpora)

Emana senatus consulta, pareri vincolanti

Emana il senatusconsultum ultimum, cioè l'attribuzione di poteri straordinari ai consoli in situazioni estreme o impongono loro di scegliere un dittatore.

Riceve le ambascerie.

Delibera sulle proposte di legge da presentare ai comizi e sulla guerra e la pace.

Assegna il governo dei territori conquistati (province) Controlla tutta la politica economica approvando le spese.

Comitia centuriata

Formati da tutti i cittadini ordinati su base censitaria in 5 classi. Il primo gruppo con il censo più alto contribuisce a fornire un maggior numero di centurie all'esercito (98, di cui 18 di cavalieri, contro le 30 della V classe), ma ha anche voti corrispondenti nelle deliberazioni.

Approvano te leggi

Possono graziare i condannati a morte che si appellano ad essi (provocatio ad populum) Eleggono consoli, pretori e censori

Dichiarano guerra.

Comitia tributa

Formati da tutti i cittadini ordinati su base territoriale, in tribù urbane (4: Collina, Esquilina, Palatina e

Suburbana) e rustiche (prima

17, poi 31)

Eleggono questori ed edili curuli.

Comitia curiata

Formati dai cittadini patrizi ordinati su base gentilizia (Titienses, Ramnes, Luceres).

Conferiscono simbolicamente l'imperium ai magistrati eletti dai comitia centuriata e al dittatore eletto dai consoli

Concilia plebis tributa

Formati dai plebei ordinati per tribù territoriale

Emanano plebiscita (dal 287, con la lex Hortensia, validi per tutto ii popolo)

Eleggono tribuni della plebe ed edili plebei

 

 

MAGISTRATI

PREROGATIVE

 FUNZIONI

Consules (2)

(per 1 anno)

Dotati di imperio, erano eletti dai comitia centuriata, e si alternavano mensilmente o, in guerra, giornalmente. Avevano imperium illimitato fuori Roma (imperium militiae), limitato in città (imperium domi).

Avevano diritto di veto nei confronti di tutte le magistrature (eccetto i tribuni della plebe) e del loro stesso collega. Al termine del servizio assumevano l'incarico di proconsules nelle provincie.

Arruolavano i soldati e comandavano ['esercito, traendo anche gli auspici prima delle battaglie. Convocavano i comitia e il senato, proponendo le questioni e curando l'esecuzione dei decreti.

Emanavano direttive urgenti in caso di necessità.

Introducevano gli ambasciatori in senato.

Nominavano su invito del senato un dittatore

Praetores

(2, poi 4, 6 e infine 8)

(per 1 anno)

Dotati di imperio, erano eletti dai comitia centuriata, si distinguevano in praetores urbani e praetores peregrini. Al termine del servizio assumevano l'incarico di propraetores nelle provincie.

Amministravano la giustizia Comandavano l'esercito e convocavano i comitia in assenza dei consoli

Censores

(2)

(per 18 mesi, ogni 5 anni)

Erano in genere ex consoli, originariamente solo patrizi, poi anche plebei.

Iscrivevano i cittadini nelle classi centuriate sulla base del censo. Controllavano la moralità dei cittadini (iudicium de moribus) escludendo gli indegni dalle cariche pubbliche (nota censoria). Revisionavano le liste dei senatori.

Aediles curules (2) (per 1 anno)

Erano eletti dai comitia tributa.

Svolgevano opera di polizia urbana, manutenzione strade ed edifici pubblici, approvvigionamento dell'annona e controllo dei prezzi e dei pesi.

Quaestores (2 poi 4) (per 1 anno)

Erano letti dai comitia tributa.

Amministravano le finanze dello stato (aerarium)

Curavano l'amministrazione della flotta e gli approvvigionamenti. In caso di necessità comandavano truppe e amministravano la giustizia

Tribuni plebis (2) (per 1 anno)

Erano eletti dai concilia plebis tributa. Avevano la sacrosanctitas (inviolabilità).

Convocavano i concilia plebis e ne facevano valere i plebiscita. Difendevano gli interessi della plebe (auxilium)

Attraverso l'intercessio, applicabile su tutti (tranne il dittatore) potevano bloccare le leggi sfavorevoli alla plebe

Dictator o magister populi

(1 per 6 mesi)

Nominato dai consoli, con il consenso del senato in occasione di grave pericolo per la respublica, godeva di imperium straordinario (quello sommato di due consoli).

Comandava l'esercito

Indiceva la leva generale

(tumultus)

 

 

 

  

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