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La scoperta del teatro dal Medioevo a oggi in Italia (LSSEV)

A partire dall'epoca medievale in Europa il teatro viene reintrodotto dalla Chiesa che, durante le funzioni liturgiche, drammatizzava episodi del Vangelo in modo che i fedeli si sentissero coinvolti nella celebrazione. Queste rappresentazioni avevano anche lo scopo di attirare il maggior numero di persone in modo che il messaggio religioso si diffondesse anche tra gli strati più illetterati, poveri e umili della popolazione. Cori alternati eseguivano di norma alcune parti cantate alle quali, a partire dal IX secolo, vengono inseriti dei testi, detti "tropi" che si sviluppano gradualmente fino a diventare composizioni a sé. Il primo documento è stato trovato in Svizzera presso l'Abbazia di San Gallo.

Nel decimo secolo il tropo più recitato è il "Quem quaeritis" e racconta, durante le celebrazioni del giorno di Pasqua, della visita delle tre donne al sepolcro di Cristo ove incontrano l'angelo che domanda loro "Chi cercate?" e che rivela alle Marie per prime il mistero della resurrezione del Messia.

L'episodio, di grande impatto emotivo nonostante l'uso del latino, ha un enorme successo presso la folla di credenti e nel corso del decimo secolo la sua rappresentazione si evolve lasciando spazio alle voci ben distinte di ogni personaggio, a costumi e eventuali arredi.

La scrittura di opere liturgiche simile è provata anche in altri paesi europei, di solito presso i monasteri benedettini. In Germania e Francia vengono prodotti vari drammi. sempre sul tema pasquale e in Italia verso il 1150 il monastero di Montecassino mette in scena la crocefissione.

Gradualmente la popolarità delle drammatizzazioni cresce e si rende necessario spostare le rappresentazioni sul sagrato per dare l'opportunità a sempre più fedeli di assistere e venire a contatto con il messaggio religioso. A questo scopo la lingua lentamente si trasforma e dal latino, parlato solo dagli uomini di chiesa o dalle persone colte, si passa alla lingua volgare comprensibile a tutti.

L'ultimo passaggio è quello di portare la rappresentazione in un luogo aperto e in uno spazio ampio, cuore della vita della comunità: la piazza del mercato.

E' così che la Chiesa perde il suo primato e il mondo laico riscopre la bellezza del teatro.

Da quelle semplici drammatizzazioni nascono le tradizioni legate alle celebrazioni del Natale e della Settimana Santa anche in Italia. Con l'urbanizzazione molte si sono perse, ma nei paesi più piccoli si può assistere ancora oggi alle processioni o ai presepi viventi, eredi di quella antica tradizione.

Riti pasquali molto suggestivi sono ancora celebrati nei piccoli e centri e borghi del nord e del sud Italia.

 

 

In Inghilterra si creano dei veri e propri cicli di rappresentazioni che ricostruiscono l'intera narrazione biblica, ma il fenomeno è comunque documentato anche in Italia, Olanda, Belgio, Spagna, Svizzera tra gli altri paesi. L'occasione è spesso la festa del Corpus Domini, in giugno e i palcoscenici all'aperto sono, specialmente in Inghilterra, dei carri mobili sui quali recitano attori inizialmente non professionisti. Gli spettacoli duravano giornate intere a volte si svolgevano su più giorni e l'intera comunità partecipava con entusiasmo. Le corporazioni medievali contribuivano cucendo costumi, costruendo il palco e le scene o cuocendo il pane e fornendo il vino per l'Ultima Cena. La religione restava il tema della narrazione, ma sempre più, il teatro diventava una gioiosa festa popolare che interrompeva il duro lavoro di tutti i giorni.

 

Durante il cinquecento in Italia si sviluppa anche una forma di teatro più raffinata e adatta alla classe nobiliare. Alla presenza dei signori vengono messi in scena i "trionfi", fastosi cortei che si svolgevano nei cortili, nei giardini, nelle piazze o addirittura sui fiumi e che erano animati da figure classiche, personaggi allegorici, arricchiti da imponenti scenografie, effetti speciali sorprendenti e musiche composte per l'occasione. Anche le sale da banchetto potevano fungere da "palcoscenico"  con il risultato di allontanare il teatro dal popolo e di renderlo sempre più un divertimento per i potenti che, finanziando e organizzando gli spettacoli, facevano mostra di tutta la loro ricchezza e importanza.

 

L'arte visiva domina su quella della parola 

l'architetto di corte diventa il creatore del teatro che stupisce

 

Ma il teatro è anche un edificio a sè e il più antico esempio rinascimentale è il Teatro Olimpico di Vicenza progettato e costruito da Andrea Palladio tra il 1580 e il 1585. In realtà Palladio morì prima del termine dei lavori e fu Vincenzo Scamozzi a completare la realizzazione del progetto.

 

Lo stesso Scamozzi nel 1588 progetta il Teatro di Sabbioneta piccola cittadina vicina a Mantova sotto la Signoria dei Gonzaga.

 

veduta dal palcoscenico

 

Ora il luogo teatrale è uno spazio chiuso dove si rappresentano soprattutto gli autori classici greci e romani, gli spettatori sono seduti in semicerchio in platea o in galleria e l'illuminazione è data da candele o lampade a olio.

E' questo il periodo in cui si cominciano ad introdurre scene dipinte con l'effetto della prospettiva, si fingono apparizioni e sparizioni o effetti speciali come tuoni, resi possibili dalle nuove macchine sceniche. Talvolta viene riprodotto persino il movimento delle onde del mare grazie a lenzuola o pannelli colorati. 

Nel 1628 il Teatro Farnese di Parma è il primo ad avere un arco di proscenio cioé una sorta di cornice attorno al palcoscenico che nasconde le varie macchine per gli effetti speciali, che racchiude le scene dipinte e da cui si apre e chiude il sipario.

Nella parte alta della fotografia si può chiaramente individuare l'arco di proscenio del Teatro alla Scala di Milano

 

Ma non ovunque in Europa si segue il modello del teatro coperto con scene e arco di proscenio,

basti pensare al teatro di Shakespeare, il Globe, costruito nel 1599 a Londra che presentava caratteristiche ben diverse.

 

 

 

 

 

Ora fai l'esercizio nella nuova pagina e prova a confrontare i vari tipi di teatro studiati

 

Nel corso del '500 fare l'attore diventa gradualmente un vero e proprio mestiere sia in Italia che in Europa. In Italia nel 1545 viene registrato il primo contratto di una compagnia. Accanto alla ripresa del teatro classico si assiste alla diffusione della Commedia dell'Arte che metteva in scena situazioni abbastanza ripetitive (amori contrastati, scherzi ai danni dei più ingenui, truffe ai ricchi, inganni, equivoci) tramite personaggi fissi che potevano spesso indossare costumi riconoscibili e maschere.

 

Pantalone era un avaro mercante veneziano che parlava in dialetto

Il capitano era un arrogante

Il dottor Balanzone era un medico o avvocato di Bologna

i servi erano

Arlecchino, Colombina e Pulcinella, famosa maschera napoletana


La storia si basava su un canovaccio cioé una trama molto semplice sulla quale gli attori erano capaci di improvvisare le scene, le battute e i gesti dal repertorio che conoscevano molto bene e che aveva sempre successo.

Carlo Goldoni per primo comincia ad integrare il canovaccio con le parti scritte da recitare a memoria e nel 1738 l'attore che interpretava Pantalone si trovò l'intero copione pensato per lui. Le maschere, a poco a poco, diventano sempre meno stereotipi e più personaggi con una loro vita.

Una delle commedie più famose di Goldoni è Arlecchino servitore di due padroni.

 

La commedia dell'arte non si perde nel tempo e le maschere continuano a vivere anche nella contemporaneità. Ne è un perfetto esempio la messa in scena proprio dell'Arlecchino servitore di due padroni con la regia di Giorgio Strehler, uno dei fondatori del prestigioso Piccolo Teatro di Milano. In scena dal 1947, l'Arlecchino diverte ancora il pubblico e, dopo anni di tournée in altri paesi, continua ad essere rappresentato con successo a Milano.

 

 

Scopri i costumi delle maschere italiane facendo l'esercizio nella app.

 

Lo sviluppo del teatro in Italia, e in particolare a Milano, arriva ad una tappa importante quando alla fine del '700 un incendio distrugge il Regio Ducale e Maria Teresa d'Austria ordina la costruzione di un nuovo teatro sull'area dove prima sorgeva la chiesa di Santa Maria della Scala. Nel 1778 l'architetto Giuseppe Piermarini porta a termine il Teatro alla Scala, inaugurato nell'agosto di quell'anno.

Oggi il teatro è la sede di una prestigiosa orchestra e di una scuola di ballo in cui si sono formati ballerini di fama internazionale come Alessandra Ferri o Roberto Bolle. Qui per tutto l'ottocento vanno in scena le opere liriche più emozionanti, patrimonio della cultura italiana e mondiale. Alla Scala Giuseppe Verdi, tra gli altri, presenta al pubblico le sue opere che diventeranno molto famose, tra cui l'Aida, la Traviata o il Nabucco. Quest'ultima, in particolare, racconta la storia del popolo ebreo che soffre oppresso dal re Nabucodonosor e che rappresenta metaforicamente il dolore del popolo italiano che vorrebbe ottenere l'indipendenza dagli austriaci.

Ogni anno il 7 dicembre la Scala viene inaugurata e i milanesi assieme alle alte cariche dello stato, partecipano all'evento mondano.

 

 

Nel novecento il teatro in Italia continua ad evolversi e lo spazio a mutare pur mantenendo una certa continuità con alcuni elementi del passato.

Un esempio interessante è la messinscena dello spettacolo “Orlando Furioso” tratto da un poema cavalleresco cinquecentesco da parte di un regista che farà la storia del teatro italiano degli ultimi anni, Luca Ronconi.

Nel 1969 lo spettacolo debutta al Festival dei Due Mondi a Spoleto in Umbria e viene poi replicato in piazza del Duomo a Milano. Sulla piazza ci sono due palcoscenici mobili e separati a cui si aggiungono dei carrelli di legno che, spinti dagli attori, si muovono tra il pubblico. Le varie azioni si svolgono talvolta simultaneamente e gli spettatori, sorpresi dalla situazione non convenzionale, sono costretti a muoversi a loro volta, a cambiare posizione, a seguire gli avvenimenti che più li affascinano. Nessuno deve rimanere al di fuori del cerchio dell'azione altrimenti l'alchimia tra pubblico e attori, che ora si trovano vicini e interagiscono emotivamente, si perde rendendo nullo l'effetto di coinvolgimento finale. Questo è un esempio di teatro vivo, partecipato, intenso che richiama alla mente un'esperienza collettiva simile a ciò che avveniva nel medioevo seppur fondato su basi culturali e su temi del tutto diversi.

 

 

 

 

 

Lo spazio teatrale si modifica e torna all'esterno fuori dagli schemi del teatro nobiliare o borghese dei secoli precedenti.

La cornice, l'arco di proscenio, il sipario scompaiono. La distanza tra attori e pubblico viene nuovamente abolita. Il teatro è un'esperienza che si vive insieme.

 

L'architettura del teatro cambia o, forse, sta tornando al passato a quando attori e spettatori partecipavano della stessa emozione e costruivano lo spettacolo insieme.

Per questo, accanto alle strutture più tradizionali, si recuperano quelle più aperte, tipiche dei secoli passati.

A Roma, per esempio, è stato inaugurato nel 2003, nei giardini di Villa Borghese, il teatro “Silvano Toti” che, in realtà, è la copia del Globe di Londra. Un po' di Shakespeare in Italia...

 

 

A Milano il Piccolo Teatro Studio è costruito a forma circolare e gli attori, spesso, recitano in centro o comunque molto vicini al pubblico. Il sipario è assente.

 

In tante città si fa teatro in luoghi non convenzionali. L'attore Marco Paolini, per esempio, ha scritto un monologo sulla tragedia avvenuta in Veneto nel 1963 in cui un intero paese fu distrutto dall'acqua fuoriuscita da una diga più a monte. Il dolore immenso viene rivissuto da attore e spettatori nel 1993 proprio lì dove era avvenuto. Il palcoscenico è allestito vicino alla diga. Il luogo della storia è anche la scena che fa da sfondo a chi la racconta.

 

Allo stesso modo, sempre Marco Paolini, reciterà nel 2018 uno spettacolo dedicato a tutti i caduti della Grande Guerra sulla cima del Monte Tomba teatro di terribili scontri e testimone di molte morti innocenti. Gli spettatori, assieme agli attori, dovranno salire in vetta per rivivere anche fisicamente l'esperienza di quei luoghi e di quei momenti. 

Recitare o assistere ad uno spettacolo teatrale significa aprire un dialogo fatto di parole, fisicità, emozioni. E' un momento unico e prezioso di intesa tra attori e pubblico, un grande gioco che ha radici lontane, è uno scambio ogni sera diverso perché gli spettatori e gli attori stessi cambiano e non si ripetono mai uguali a se stessi. Il teatro è ovunque, è una parte della vita.

Lo diceva Shakespeare: “Tutto il mondo è teatro”.

 

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